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  • L'onorevole Rosy Bindi PDF Stampa E-mail
    Scritto da Paul e Francesca   
    Sabato 03 Giugno 2006 00:00

                  Rosy Bindi

    Pregare per una donna in politica è per noi una gioia.

    Quello che chiediamo per l'On. Bindi, come per ogni donna in politica che non dimentichi il suo quid femminile ed in modo particolare il suo quid mariano.

    Al di fuori di questa logica vediamo solo confusione sessista e scarsa fecondità politica.

    Ricordiamo inoltre all'onorevole Bindi che è meglio essere cattolici "discepoli" piuttosto che cattolici "adulti". anzi l'essere adulti sta proprio nell'obbedire a Cristo e alla Chiesa con slancio e passione.

    Qui sia fondato il suo essere "pasionaria".

    L'obbedienza evangelica, discepolato costante, è infatti cosa estremamente seria e solo chi è maturo ed adulto ne scopre la fecondità e la bellezza.

    Proponiamo per la meditazione il secondo mistero gaudioso.






    Cattolici "adulti" meritevoli d'asilo nido

     

    Fumosità e ambiguità

    Su argomenti etici regna il relativismo ambiguo del "dire e non dire" come di colui che stando al buio in una stanza cerca a tentoni l'interruttore della luce pur sapendo benissimo dov'è l'interruttore.

    Questa prassi è presupposto per il dialogo?

    Certamente no!

    Il dialogo nasce tra identità chiare che si mettono a confronto con un evidente presupposto di razionalità.

    Infatti il Vangelo, il lieto annunzio, che è una persona, Gesù Cristo, non è solo dono dall'alto ma anche dono che incontra un bisogno esistenziale radicale, quello già presente nel cuore dell'uomo. Dove per cuore non intendiamo solo il suo aspetto emotivo ma soprattutto il suo aspetto centrale e anche il suo aspetto razionale.

    Il vangelo infatti è ragionevole, cioè appetibile alla ragione anche se, su determinate questioni, supera la ragione stessa ma non per mortificarla o negarla ma piuttosto per farla crescere e rispettare la sua natura di andare oltre se stessa.

    Ci si chiede allora come i rappresentanti del popolo che si dicono anche cattolici (e cioè hanno scelto di essere liberamente per Cristo e tutto ciò che Egli ha detto e dice nella Chiesa) possano essere così fumosi su questioni delicate e centrali come il rispetto della vita umana e della famiglia.

    Questioni che sono certamente evangeliche ma anzitutto razionali e naturali.

    Proprio su queste sia Prodi che la Bindi e ultimamente Rutelli, per amore di chissà quale equilibrio si muovono con "fumosità" e con prassi antitetica al loro essere di Cristo.

    C'è infatti una dicotomia diabolica in taluni che pensano che "essere per Cristo" è un fatto privato mentre il proprio essere pubblico segue altre leggi e altro cuore.

    Una gran confusione innanzitutto sul loro essere laici.

    Questa mentalità sinistro-borghese non è nuova ma fa parte delle eresie di ogni tempo che vogliono mettere il "vangelo" nel "privato" per non urtare la suscettibilità dei vicini. Mentalità che uccide, non solo i destinatari, ma anzitutto coloro che la vivono i quali tradiscono la natura intima della loro libera scelta di essere per Cristo.

     

     

    Principio di gradualità e non gradualità del principio

    Come abbiamo già detto un anno fa in campagna referendaria sulla Procreazione medicalmente assistita, il principio per sua natura non può essere graduale.

     Anzi per sua natura il principio è omnicomprensivo e transculturale.

    Ciò che è graduale è la sua comprensione e la sua acquisizione interiore.

    Il principio della persona è tale e non va toccato né da capricci di prassi, né commerciali delle multinazionali (terribili i tentacoli delle farmaceutiche), né dalle mode, politiche e non.

    E' proprio sul versante ideologico che l'approccio liberale e dall'altra l'approccio comunista sono "eretici" riguardo alla persona, uno esaltandola all'infinito in una sorta di ideale romantico del fai da te e l'altra negandola a vantaggio dello stato.

    Ovviamente questi due approcci sono distinti solo logicamente perché infatti, entrambi gli schieramenti politici in Italia (e non solo) ne sono intrisi profondamente con sfumature via via diverse e commistioni dannose.

    La Dottrina sociale della Chiesa attenta al dono del Vangelo che ha ricevuto in consegna da Cristo ha sempre condannato queste aberrazioni sulla persona dalla Rerum Novarum in poi e addirittura con una condanna al Comunismo, che rimane tutt'ora in vigore.

    Ad ogni modo il principio non è un dono "imposto" da chissà quale "architetto" o "despota" divino ma piuttosto un dono che è già in qualche modo presente nel cuore dell'uomo: "questa parola non è lontana da te!" (DT. 30 11,-14)

     

    Assumere dunque il principio di gradualità sul principio del valore della persona umana significa capire che il principio c'è e su esso ci si può confrontare ma non per metterlo in discussione o cambiarlo a piacimento ma per crescere in esso e attorno ad esso.

    Qui sta la gradualità dell'autocoscienza dell'umanità e la sua fecondità.

     

    Tuttavia se il principio viene, per i tornaconti di cui sopra, via via spostato, otteniamo, non solo un vuoto parlare sulle nostre isterie, ma anche la mancanza di rispetto di noi stessi calpestando ciò che fonda il nostro essere prima ancora del nostro agire morale.

     

    Il rispetto dell'acquisizione graduale del principio della persona, inoltre, da un punto di vista soggettivo ed oggettivo però non vuol dire che dobbiamo essere "fumosi", "dare una botta al cerchio ed una alla botte" e così via.. altrimenti ricadiamo nel danno di porre il principio contro la sua natura di universalità e di onnicomprensività... siamo in sostanza relativisti.

    Non facciamo un servizio di etica politica né a noi stessi né a coloro che abbiamo scelto di servire nella comunità civile.

     

    In genere chi ragiona così lo fa per evidenti ragioni di quieto vivere, per opportunismo morale, perché ha scheletri nell'armadio o per una vita affettiva spaccata.

    Ma così facendo non si salva, anzi si inabissa sempre più nell'inferno lastricato di buone intenzioni.

    Questa sembra la strada presa di taluni politici.

     

    Ogni atteggiamento di patteggiamento e di ambiguità sul rispetto della vita umana e sul diritto della persona di essere rispettata dal suo sorgere al suo tramontare, sul rispetto e il sostegno della famiglia troverà battaglia da parte nostra da qualunque colore politico arrivi.

    Su questo non transigeremo e vorremmo che i politici che si dicono cattolici e gli uomini di buona volontà facessero altrettanto.

     

     

    Pasionaria ma per chi?

    L'onorevole Bindi è stata definita "pasionaria".. ma ci chiediamo, ora, per chi?

    Onestamente noi non vediamo una innamorata di Cristo che fa politica ma solo un equilibrista sulla riga Prodiana e Rutelliana di fumosità del contentino per tutte le parti politiche e variegate del centro sinistra.

    Tale prassi acquisita sembra sia diventata struttura nell'onorevole Bindi.

    Nessun giudizio sulla sua coscienza, il quale non spetta a noi e a nessuno.. ma sulla prassi politica certamente si.

    Evitare il "conflitto ideologico" è una bufala per il semplice fatto che il conflitto c'è, inevitabilmente, proprio perché l'uomo pur potendo essere ragionevole, spesso, per altri interessi (comodità economiche, interessi, disturbi affettivi, vita intemperante, manacto equilibrio personale, ecc.) non lo è affatto.

    Non si tratta di dividere tra coloro che credono e coloro che non credono ma piuttosto distinguere tra coloro che ragionano e coloro che non lo fanno per un sotterraneo tornaconto.

    Pertanto l'affermazione, apparentemente prudenziale, dell'onorevole Bindi di evitare battaglie ideologiche è in realtà un tentativo (si spera in buona fede) pedagogicamente errato e politicamente strumentale che, tra l'altro, tradisce la fecondità della sua personale scelta di non sposarsi.

    Già.

    Perché sposati o non sposati la via è quella della fecondità e se non rispetta l'inevitabile, talvolta, legge del conflitto per la crescita ricade in quell'untuoso buonismo relativista che non aiuta nessuno se non chi ha tutti gli interessi che le cose prendano una piega emotiva e sospesa.

     

    Dove sono i detrattori manichei che davanti a casi come quelli di P. Fedele davano addosso al "pittoresco frate" quando si tratta di prendere posizione sulla verità?

    La nostra compagine sociale è manichea e vuole, spesso e sovente, trovare i suoi capri espiatori (che siano colpevoli o innocenti) in cui "scaricare" il male e non vedere il proprio. Per cui il prurito giornalistico si accanisce davanti a casi difficili e talvolta penosi andando (nella prostituzione dell'informazione) ben oltre il dovere di cronaca.

    Ebbene proprio questa compagine manichea che divide in bianco e nero la società che crea i suoi idoli e li uccide tollera, chissà mai perché - ma non è difficile immaginarlo,  impudentemente il vuotismo relativista di certi politici e delle loro dichiarazioni, anzi talvolta, con outing di qualche direttore "blasonato", lo sostiene.

    Senza vedere che se c'è un male è proprio quello di non prendere posizione davanti a questioni etiche che riguardano il rispetto della vita umana e della famiglia.

     

    Non diciamo famiglia fondata su un uomo ed una donna e dei figli.. proprio perché non ne esiste altra e dire famiglia significa un uomo ed una donna uniti in matrimonio e i figli frutto del loro amore e non altre caricature a-sociali.

     

    Questo è il vero male etico e politico: l'equilibrismo di chi ha smesso di "sputare sangue" per difendere la vita umana e la famiglia.

     

    Sono i "tiepidi" del libro dell'Apocalisse i quali sono degni solo di essere vomitati; hanno perso la capacità di essere sale della terra e stanno tradendo la loro duplice scelta di essere di Cristo e di servire il paese.

     

    Dov'era la "pasionaria" Bindi alle dichiarazioni e agli atteggiamenti di Mussi?

    Dov'erano le sue colleghe ed i suoi colleghi cattolici "adulti"?

    Oppure hanno imparato l'opportunismo politico alla scuola di un certo Giuda di Keriot?

     

     

    Le quote rosa che desiderano essere azzurre

    Difficile avere un'idea chiara sulle quote rosa.

    Che le donne in politica debbano avere un ugual spazio propositivo e decisivo è fuori questione, che invece bisogna dare un tetto di quota può avere i suoi lati positivi ma anche negativi.

    Certamente la presenza in politica delle donne se si tinge di "fiocco azzurro" ha già fallito.

    Se la donna vuole fare "come  l'uomo" ha già perso la sua significanza etico-politica e non porta il suo quid unico e rivitalizzante di cui la politica di ogni paese ha bisogno.

    Per dirla alla maniera popolare, la politica non ha bisogno di "maschi mancati" ma di donne sensibili ed intelligenti che aiutino l'uomo nel servire la comunità la dove non arriva ad essere sensibile sulla vita, sulle classi più deboli, sulla famiglia.

    Per le donne cattoliche poi (e non solo) rimane paradigmatico il genio mariano il quale, ricordiamo, non è un invenzione maschile ma un dono di Dio.

    Quante donne cattoliche in politica sono amiche e sorelle della Vergine Maria?

    Su Lei si misurano?

    Su lei vergine e madre al contempo che, riunendo le due vocazioni, unisce il versante "vocazionale" dalla Bindi alla Santanché?

    Su Lei che nella fecondità pone il sigillo di fruttuosità sia per i vergini che per gli sposati?

     

     

    La Famiglia luogo di formazione della persona

    L'on. Diliberto, in campagna politica fece outing a vantaggio delle coppie di fatto affermando che lui, in quanto parlamentare, godeva già di alcuni privilegi ed inoltre sostenne che nella famiglia italiana non si parla di coppie etero o gay ma di bollette e di scadenze economiche e, pertanto, bisogna pensare a sostenere la famiglia su questo versante.

    Sulla prima affermazione-outing che dire?

    I parlamentari godono di tanti di quei privilegi che fanno orrore a noi cittadini normali che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

    Anche qui ci vorrebbe un ripulisti ed una maggiore equità retributiva e anche dei privilegi; i quali, nella fattispecie, sono anche incostituzionali.

    I privilegi di coppia convivente sono già garantiti da diritto privato senza scomodare forme simboliche che mettono in ombra la famiglia.

     

    Sulla seconda affermazione l'on. Diliberto si dovrebbe vergognare perché proprio il fatto che la famiglia italiana debba, per necessità di cose, pensare più alle problematiche economiche piuttosto che  a quelle formative ed etiche è un segno dell'immaturità generale e della fallimentarietà del sistema che ci siamo costruiti il quale mette davanti tante problematiche importanti ma pur sempre del dettaglio davanti alla sostanza della formazione e dell'auto-formazione a cui ogni famiglia è chiamata davanti a problematiche fondanti come quelle etiche, le quali segnano il futuro civile di una nazione.

    Questo è infatti il modo per distruggere la famiglia dal suo interno e far crollare la sua valenza fecondità e propositiva.

     

    Alla "conceptio" statalista fa ben comodo che il cittadino pensi poco oppure pensi solo in una certa direzione piuttosto che a crescere culturalmente ed eticamente e pertanto lo soffoca con problematiche economiche e dissipanti, con manovrine o manovrone finanziarie che tolgono quel poco di serenità già precaria della famiglia italiana.

    Diliberto, proprio sul versante etico, mostra tutta la sua deviazione antropologica e non merita, su questo, alcuna stima.

     

    A volte per sostenere il valore di regolarizzazione di altre forme di convivenza vengono usati due argomenti.

    Il primo che l'art. 2 della Costituzione garantisce il rispetto e la crescita della persona e, in secondo luogo, che tante situazioni sono già presenti e vanno regolarizzate.

    Si dimentica tuttavia un aspetto fondante sia per i padri costituenti che per la morale naturale:

    la persona cresce e si forma nell'ambito della famiglia.

    Se non c'è la famiglia non c'è persona sana.

    Anzi più la famiglia è sana e stabile psico-affettivamente più la persona sarà in grado di avere una forte auto-coscienza e personalità.

    Insomma il primato della persona ha un valore etico-ontologico ma di fatto essa non può esistere in maniera robusta senza la famiglia fondata sul matrimonio che garantisce la stabilità naturale come terreno di crescita.

    Questa è la regola naturale.

    Anzi questo è il buon senso.

    Tale "regola" non inventata dalla Chiesa ma scoperta dall'uomo nell'arco di millenni di tentativi anche sbagliati, fa parte del bagaglio e dall'auto-coscienza dell'umanità.

    Ci possono essere delle eccezioni ma sono, appunto, eccezioni, non regola e via preferenziale.

     

    La compagine della società si deve fortemente interrogare su quanto ha aiutato e aiuta la famiglia naturale.

    E, nello stesso tempo, ogni sforzo in altre direzioni è delittuoso e auto-lesionista.

    La regolarizzazione di altre forme c'è già nel diritto privato che assume valenza pubblica proprio perché fa parte del diritto. Se infatti il diritto mette accanto altro forme di unione pur distinguendole dalla famiglia naturale pone le basi psico-sociali per un'alternativa che è dannosa per la famiglia stessa, i suoi componenti ed i figli.

     

    Creare forme nuove senza fare di tutto e di più per sostenere eticamente ed economicamente la famiglia significa, si in questo caso, essere faziosi ed ideologici, e perdere tempo ed energie su ciò che non è prioritario.

     

    Se l'onorevole Bindi desidera essere fedele al suo mandato per la famiglia dovrebbe ricordarselo.

    Se poi l'onorevole desidera essere fedele al suo essere per Cristo smetta la via della tiepidezza e cominci a servire il vangelo e la sua ragionevolezza e a confrontarsi con la Vergine e madre Maria.

     

    Paul & Francesca

    www.zammerumaskil.com

     

     

     

     


     

    Memento:

    - Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É Lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non é una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura é una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo -
    (Joseph Ratzinger, Omelia alla messa

    "Pro eligendo Romano Pontifice", Roma, 18 aprile 2005)

    Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Marzo 2008 16:42