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Gli interventi dei lettori di Adotta un Politico PDF Stampa E-mail
Scritto da AA vari   
Lunedì 03 Marzo 2008 16:52

riflessioni sparse di natura a-partitica per una coscienza politica

 

 

¤ Il Malawi chiede aiuto

Appello urgente di P.Piergiorgio Gamba da Balaka in Malawi per una carestia che sta mietendo vittime in un paese già spossato dall'AIDS e dalla povertà.
per l'Associazione "Seconda Linea Missionaria" - Onlus
http://www.lineamissione.com/missioni.html

chi volesse contribuire ad alleviare le sofferenze del Malawi può farlo qui
http://www.lineamissione.com/contatti.html

 

¤ Guai ad usare lo scudo etico per calcoli politici

Il presidente della Camera, Pierferdinando Casini ha detto una cosa al limite dell’ovvietà: che una maggioranza in Parlamento ha il diritto di legiferare su ogni argomento, comprese le norme elettorali, purché rispetti i vincoli costituzionali. Se avesse detto il contrario sarebbe venuto meno al suo ruolo istituzionale, che è appunto quello di far rispettare le regole, anche quando non piacciono alla maggioranza, come ha fatto più volte, o all’opposizione, come accade ora. Il presidente dei Ds Massimo D’Alema ha replicato con argomenti che mettono in dubbio addirittura la moralità di Casini, assumendosi un ruolo di custode etico del bipolarismo che proprio non gli spetta.

continua http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2005_10_09/articolo_584601.html

 

¤ Testimonianza Cristiana

Caro xxxxx,

come vedi, con un po’ di buona volontà, sono riuscito a trovare del tempo per scriverti. Ti avevo anticipato l'intenzione di scriverti qualcosa riguardante la questione dell'omosessualità, ma ti confido che non riesco a dimenticare la chiacchierata con Carlo e Fabrizio di venerdì scorso da Assuntina.

 Infatti, appena Don Tanz (don Salvatore Tanzillo n.d.r) ha proposto l'interrogativo riguardante la liceità per un cattolico di sostenere schieramenti politici palesemente contrari al proprio credo, si è scatenato subito un confronto di idee piuttosto appassionato. E' opportuno, da parte di un cristiano, far valere il suo punto di vista sempre e comunque, specialmente nel segreto dell'urna elettorale? Non sarebbe più giusto lasciare ad ognuno la possibilità di agire come crede? Voler imporre il proprio punto di vista non è una violenza a chi non crede in Dio? Devo dire che tra noi cristiani, questo modo di pensare è abbastanza diffuso. Mi è capitato spesso durante le riunioni della catechesi di palazzo o al catechismo per la Cresima degli adulti, accorgermi di come la fede sia considerata innanzitutto una questione "personale", un rapporto privato che ognuno di noi ha con Dio. La Chiesa e i cristiani hanno un loro modo di vedere le cose e non è giusto che lo propagandino a chi non interessa, interferendo così nella vita sociale.

Di fronte a queste considerazioni mi vengono in mente le parole di Gesù nel Vangelo "... se hanno odiato me, odieranno anche voi..." e mi chiedo, perché hanno odiato Gesù? Certo non credo perché se ne stava a casa a fare il falegname!

Con il suo ministero Gesù ha inciso profondamente nella società ebraica che lo circondava. Ha denunciato i suoi errori, le sue ipocrisie e ha posto i suoi insegnamenti come punto di riferimento per tutti coloro che erano alla ricerca della Verità. Ma non solo questo! Gesù ci invita a mettere in pratica questi insegnamenti, a diffonderli, a renderli pubblici (Mt 10, 27). Quindi un cristiano che sta in "buoni rapporti" con tutti ha qualcosa che non va, purtroppo occorre essere anche "odiati", Gesù ce lo ha detto chiaramente "...non pensate che sia venuto a portare la pace..." (Lc 2, 34).

Noi cristiani abbiamo una missione da compiere: quella di essere sale, lanterna e lievito così da incidere nella società in cui viviamo ed edificare il Regno di Dio, una realtà operante già da questa vita terrena (Lc 17, 20-21). Questo non significa prevaricazione e disprezzo delle idee degli altri, ma costituire un esempio, la presenza di Cristo nella società. Se siamo convinti di questo e ci sentiamo coinvolti in questa missione, dobbiamo necessariamente manifestare questo credo in ogni momento della nostra vita e quindi anche nelle nostre scelte politiche, consci di operare per il bene collettivo.

Ho da sempre sentito criticare la Chiesa per il suo "mutismo", dall'assoggettamento a Costantino nel IV secolo fino ai silenzi di Pio XII nel '43, ed ora che sale forte il suo monito gli si vuole chiudere la bocca! Come è possibile criticarla perché manifesta gli insegnamenti del Vangelo? Certo se intervenisse, ad esempio, in materia di organizzazione delle strutture dello stato commetterebbe un'indebita ingerenza, ma la Chiesa parla di difesa della vita umana, della famiglia, della pace, ecc... A tal proposito mi vengono in mente le parole del Papa in occasione della recente beatificazione del vescovo di Munster, l'unico vescovo tedesco che nel '33 ebbe il coraggio di denunciare la barbarie nazista. Egli ha spronato i cattolici di oggi a non nascondere la fede quando diventa scomoda, ma questa implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell'uomo, della giustizia e della verità. Non bisogna bandire Dio dalla vita pubblica, ma occorre denunciare l'ipocrisia di tollerare la fede solo come fatto privato. Credo che queste parole siano esemplari per ogni cristiano di buona volontà.

Caro xxxxxx, nella speranza di non averti annoiato, ti saluto e alla prossima

 Luigi

 

 

¤ Famiglia, individuo e Papa
Colloquio con Achille Ardigò. Il caposcuola della sociologia cattolica ci spiega la devastazione della famiglia, critica zapaterismo e individualismo, e antepone l’esigenza mistica al razionalismo ratzingeriano
da il Foglio 6 ottobre 2005

www.ilfoglio.it

Bologna. In un’intervista su Repubblica, lo scorso 7 luglio, aveva parlato di “devastazione della famiglia italiana”. Parole drammatiche, dette dal sociologo cattolico Achille Ardigò, l’allievo di Dossetti che da sempre ha messo la famiglia al centro della sua attività di studioso impegnato anche in politica. Lo incontriamo nella sua casa vicino a Porta Saragozza e gli chiediamo di spiegarci da che cosa nasce quel giudizio così drastico sullo stato della famiglia italiana. Ardigò sorride ma non minimizza: “Dobbiamo prendere atto della realtà. In Italia, siamo di fronte all’invecchiamento accelerato della popolazione, unito a una gravissima denatalità. Fattori che, aggiunti al taglio dei bilanci pubblici, producono una crisi senza precedenti della famiglia”. Tra i sintomi, il fatto che “il numero dei suoi componenti è sempre più ridotto a due persone. E che all’aumento dei vecchi disabili o in solitudine involontaria, senza più rapporto con la famiglia, deve far fronte un’assistenza sociale in fase di caduta dei bilanci pubblici”. Fenomeni di degrado, aggiunge Ardigò, “tali da non consentire nessuna ripresa economica e sociale. La grande sproporzione di vecchi rispetto al numero di giovani rende impossibili le forme di sviluppo naturalmente collegate all’esistenza di energie innovative. Il pericolo è già in atto ed è terribile per la nostra società”.

continua qui http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=24807

 

¤  Il paradosso italico di un comunismo

interessante editoriale preso da .paoloaragona.comwww

Ci sono giorni in cui, quando meno te lo aspetti, qualcuno ti apre gli occhi su tue lontane avventure chiarendotene il significato del quale non avesti del tutto consapevolezza mentre le vivevi, sia pure con ardore. Uno di quei giorni fausti è stato, per moltissimi della mia generazione, il 13 settembre scorso, quando il Corsera ha consacrato, sia pure brevemente, il merito benefico di quanti nel 1948 si impegnarono perché il comunismo non conquistasse in Italia il potere. Quelle due righe sul Corriere della Sera hanno assunto una proporzione enorme per noi cattolici che fummo il motore di quella battaglia culminante, il 18 aprile del 1948, con la clamorosa sconfitta del comunismo, perché ne è autore Luciano Violante.
continua qui http://www.paoloaragona.com/turi_vasile.htm#Il%20paradosso%20italico%20di%20un%20comunismo

 

 

¤  E io ti unisco di fatto

interessante editoriale preso da www.profeta.it

Romano Prodi scrive al presidente di un associazione di omosessuali e dichiara che il programma di centrosinistra risolverà il problema delle unioni di fatto.
Arriva l'uragano : l'On. Mastella minaccia di rompere con l'Ulivo e l'On. Pecoraro Scanio gli consiglia di ingoiare il rospo tanto tutto il centrosinistra vuole la legge sulle unioni di fatto.
Dal centrodestra l'On. Follini è categorico con il suo no e il suo sconcerto, mentre l'On. Gianfranco Fini, che già tanti problemi ha all'interno del suo partito, si dichiara favorevole alla salvaguardia dei diritti del cittadino.
L'On. Fassino invece sembra essere quello più convinto : parla di polverone e in un intervista ad una radio-web di un noto quotidiano spiega il tutto.
continua qui http://www.profeta.it/?c=159&a=1509

 

 

¤ La vendita è una proposta, il Referendum è una proposta

Durante questi ultimi giorni di campagna Referendaria sulla Fecondazione Assistita i promotori insistono a spada tratta cercando di delegittimare l'astensione in diversi modi. Non occorre certo fare troppa dietrologia politica che è interesse dei promotori vincere e vincere con ogni mezzo.

Si iniziò a gettare fango sull'astensione dicendo che era incostituzionale, ma poi davanti alla realtà che i primi furono i radicali e i Ds non seppero che dire.

Si continuò dicendo di votare almeno scheda bianca, ma anche qui era evidente che i promotori non volevano rimetterci e la scheda bianca era uno strumento in più per raggiungere il quorum.

Ora cercano di delegittimare dicendo che il voto è una conquista civile e che non votare è ignavia civile ed è diseducante.

La questione ovviamente è ben diversa ed i promotori se ne guardano bene dal dire le cose come stanno.

Facciamo un esempio.

Un venditore mi suona alla porta per vendermi un prodotto che io conosco bene. Io ho tre possibilità:

1 - farlo entrare e comprare il prodotto (voto si)

2 - Discutere con lui e dirgli alla fine che non comprerò il prodotto (voto no)

3 - Ringraziarlo per la proposta ma dirgli che non mi interessa (mi astengo)

Ora quello che i promotori non dicono è che la conquista civile non è soltanto la possibilità di votare ma soprattutto la possibilità di esprimere la mia opinione.

Dalla libertà di espressione nascono tutte forme più o meno democratiche e discutibili, perché limitate, che legittimano la mia libertà di espressione tra cui il Referendum. Che davanti ad argomenti così significativi mi obbliga solo su tre binari, si, no, astensione.

Infatti è proprio la libertà di espressione che non va messa in discussione.

E' proprio la libertà di espressione che tutela il venditore nella sua proposta di vendita e tutela me come eventuale cliente o non-cliente.

Se i promotori vogliono sostenere che è diseducativo astenersi al voto di un referendum popolare da me non proposto sostengono in sostanza che io non ho libertà di espressione in merito.

Certo tra coloro che non apriranno la porta al venditore ci saranno coloro che non conoscono il prodotto ma che hanno altro da fare o non vogliono perdere tempo.

Ma questa è una preoccupazione di chi vende il prodotto non di me che mi astengo dal comprarlo.

E' il venditore che dovrebbe convincere, con tutti i mezzi leciti (e quindi non con una campagna insultante e diffamatoria e menzognera) che il suo prodotto è eccezionale.

 

Due parole su Rutelli e Fini.

E' probabile che entrambi abbiano fatto una scelta politica più che di valore, però ad onor del vero Fini ha fatto una scelta di autoconservazione dell' identità di AN per distinguerla da un eventuale grande centro disattendendo però i fondamenti della tutela della vita tipici del suo partito.

Rutelli ha probabilmente voluto fare la stessa mossa per la margherita, rispettando però al contempo i valori democratici e centristi che fanno parte del centrosinistra.

In sostanza due mosse politiche di autoconservazione in cui però quella di Rutelli appare più conforme ai valori del suo partito, mentre Fini per paura e per proteggersi da un partito unico galoppante e puntante al centro ha in certo qual modo "tradito" l'humus etico di Alleanza Nazionale.

Caro onorevole Fini si chieda se non è forse, piuttosto, altamente diseducativo mutare opinione su argomenti fondamentali riguardanti l'inizio della vita e subordinare la vita a scelte politiche.

Se un esponente pubblico ha le idee così poco chiare quali affidabilità dargli?

Aggiungo che, se fossi credente, Le direi che questa sua posizione è di una gravità morale enorme e che il vero programma di un uomo è quello di essere fedele al Dio della vita e non a quello della manipolazione, politica e non.

Anche la Bindi se ha sostenuto che "un parlamentare deve votare" ha dato un primato al ruolo politico rispetto a quello della coscienza cristiana, interpretando cattivamente  l'assunto di Gesù "date a Cesare quel che di Cesare e a Dio quel che è di Dio".

Non è una novità; la vecchia scuola della DC con l'interpretazione errata di quest'affermazione evangelica ha giustificato tutta una serie di scorrettezze politiche  tradendo l'ispirazione di cui aveva il nome ed inoculando nella politica italiana il verme di un relativismo culturale e politico. Le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti.

Poiché credente non sono (per ora) Le dico che tutta la sua integrità politica l'ha persa con questa esternazione sulla "diseducatività". Infatti quale coscienza contorta si cela dietro l'onorevole Fini?

Libertà di coscienza o coscienza libera?

(Franca, via e-mail)

 

 

¤ Astenersi non è un diritto, è un dovere

Attenzione! La Chiesa sta diffondendo un messaggio altamente diseducativo nell’esortare cattolici e non cattolici a non votare il referendum del 12,13 p.v. - lo afferma il nostro vice-premier detto anche il Fini dicitore, preso nella spirale delle sue contraddizioni. In compenso la rappresentanza dei cattolici è stata assunta ad interim dal ragazzo Capezzone, il quale si dice certo che i fedeli dimostreranno ancora una volta il loro anelito di libertà, come fecero schierandosi a favore del divorzio e dell’aborto.
Così il complicato referendum sulla procreazione assistita, su cui si dividono in modo netto scienziati e filosofi a favore del sì come del no, è stato affidato al popolo, presumibilmente perciò più illuminato di certezze dei soloni anche laici e dei teologi.

In questa occasione la chiesa Cattolica ha dimostrato di essere corruttrice, oscurantista e liberticida.
Ma mi faccino il piacere! – direbbe l’immarcescibile Totò e noi con lui. Porre su questo piano i termini di un referendum che affonda le radici nel mistero della vita e della morte, non solo è sleale, è anche ridicolo, sia pure con la partecipazione dell’on. Stefania Prestigiacomo la cui gradevole effigie ricorre su tutta la grande stampa. Anche l’occhio vuole la sua parte… persino se per guadagnarsi questo privilegio si lancia l’arma terroristica secondo cui la legge sull’aborto è in pericolo. Con ciò si è dato inizio a una nobile staffetta dal momento che l’on. Fassino ha raccolto la fiaccola del ricatto dalle gentili mani delle parità opportunistiche…

Scherzi a parte, se di scherzi si può impunemente parlare con questi chiari di luna, lo scrivente dichiara, anche se non ha voce in capitolo, che si asterrà. Si asterrà con la semplice intenzione di non creare un vuoto, se vincessero i referendari, una vacatio legis destinata a procurare maggiore confusione. Si asterrà perché si augura che la delicata questione torni al Parlamento, sede più competente a deliberare col ricorso a uno studio più approfondito e autorevole, che corregga la attuale legge 40 anche traendo profitto dalle obiezioni che sono intanto affiorate nel corso della campagna pro – e contro – il referendum.

Si asterrà perché, in buona fede, non saprebbe condensare in un sì o in un no una dottrina che non possiede anche se ha fatte le elementari. Per lui astenersi non è un diritto, è un dovere. Coraggioso, libero, sottratto alle ragioni corruttrici della Chiesa Cattolica come all’influenza illuminante della Chiesa Separata rappresentata dal ragazzo Capezzone.

   (Turi Vasile - Nuova Agenzia Radicale)

 

L’Italia in mutande (ma al mare)

Di Turi Vasile (da “Il Giornale” del 29 maggio 2005)

Di ritorno dalla campagna delle Gallie comprensive di Bruxelles, il primo pensiero di Prodi fu di correre dal capo dello Stato per dirgli, come egli stesso unilateralmente rivelò: “Presidente, ho trovato gli italiani allo stremo, per miseria e per fame”. Erano i giorni prossimi al Natale e le strade apparivano congestionate da file di macchine strombazzanti, i cui guidatori erano forse impazienti di assicurarsi sui sagrati delle chiese un posto da dove stendere la mano per l’elemosina. Invece che la cometa annunciatrice della Buona Novella, sul cielo d’Italia era apparso l’uccellaccio del malaugurio a cui si accodarono corvi della stessa nidiata. Si capì subito quali sarebbero state la strategia e la tattica con cui Prodi, invece che al riposo del guerriero, voleva dedicarsi nella sua campagna elettorale intesa a terrorizzare gli italiani e ad attirarli a sé. Pare che lo abbia consigliato a tanto un qualche persuasore occulto d’Oltreoceano specializzato in materia, per disporre di un diversivo che lo esentasse dal presentare un programma in via di elaborazione nella fabrichèta vicino a casa. Questo programma, intessuto come tela di Penelope, lo conosceremo probabilmente a elezioni avvenute; ma Cofferati ha anticipato proprio a Bologna quale sarebbe il futuro governato da loro.

Negare che la congiuntura economica in cui l’Italia ha altri compagni in Europa è grave, sarebbe falsità irresponsabile; ma tendenzioso e falso è il ritornello che il paese è ormai alla Caporetto della miseria. Io non ho dottrina né sufficiente cultura per motivare tecnicamente un parere diverso, se non opposto; non sono esperto in economia che tra l’altro mi pare scienza inesatta dal momento che si contraddice così spesso. Ho solo da offrire la testimonianza diretta, vissuta, sofferta di un appartenente alla generazione degli anni Venti per assicurare che in meno di un secolo l’Italia ha compiuto passi incredibilmente giganteschi e irreversibili sulla scia del benessere e che ha raggiunto, talvolta superato, Paesi di antica e consolidata unità nazionale. Mio nonno era uno di quei braccianti che si offrivano all’alba sulla piazza di Lentini in una specie di asta al ribasso. Io stesso ricordo di aver visto con i miei occhi di bambino la tristezza di chi rincasava  per non aver ottenuto l’ingaggio sebbene fosse stato disposto ad accettare un basso compenso.

Per raccontare quello che ho visto da allora non basterebbero tutte le colonne di questo giornale. Garantisco però che il riscatto è stato costante e anche rapido, al di fuori di ogni avvicendamento politico e governativo. Il merito va’ al popolo che per virtù propria è riuscito a raggiungere un livello di vita, persino oggi viziato. Le nostre esigenze si sono progressivamente rivelate senza limiti e ci hanno spesso portato a pericolose dipendenze. Questa proliferazione eccessiva non ha bisogno della testimonianza di chi viene da lontano: le case, anche le baracche degli abusivi, si sono subito coperte di selve di antenne televisive, gli elettrodomestici di tutti i generi ottenuti a prezzi sempre più bassi hanno invaso gli spazi domestici; senza automobili, computer e cellulari parrebbe che non possiamo più vivere. I giovani sono insaziabili nell’aspirare a nuove comodità e ottenendole evidentemente se lo possono permettere. Questo è in un certo senso il destino dei parvenu.

Voglio dire con ciò che i poveri non esistono? Niente affatto; solo che il loro livello si è innalzato consentendogli l’esempio della dignità e del riserbo. Si tratta di gran parte del ceto medio, dei dipendenti a redito fisso, degli impiegati, insegnanti inclusi, privi della possibilità di disporre di più stipendi in una famiglia. Sono in genere quelli esclusi dalla dilagante economia sommersa che invece consente, per esempio all’idraulico, di passare le ferie non a Ostia ma a Città del Messico dove tornerà quest’anno. Ai miei tempi Maldive, Seychelles, Bahamas, Canarie eccetera erano solo macchie di colori sugli atlanti scolastici; noi andavamo nelle vicine spiagge libere e forse, senza saperlo, eravamo più felici.

Se oggi un alieno o outsider guardasse la nostra televisione, invece di vedervi le stampelle illustrate da The Economist per perversa assimilazione modale ai nostri disfattisti, vedrebbe lidi elegantemente affollati, transatlantici bellissimi accessibili a tutti in inclusive tour, manicaretti ammanniti a profusione sui piccoli schermi di tutte le reti, piogge di euro su chi, nei quiz, dimostra di avere un modesto livello culturale e spesso anche su chi non ne ha affatto. Avrebbe la sensazione, l’outsider, di un popolo mangione, dedito al pettegolezzo invano battezzato gossip, sfrontato esibizionista della propria privacy. Altro che catastrofe descritta al Presidente Ciampi dall’interessato reduce. Si tratta invece di moderare ed educare la nostra “ricchezza” che esiste, che c’è, sia pure un po’ troppo spensierata. Questo dovrebbe essere l’impegno concorde e comune sul piano etico pari a quello indicato dal capo dello Stato sul piano economico e industriale. Perseveri pure Prodi, se vuole, nel ruolo dello iettatore: Dal mio piccolissimo e ininfluente angolo, mi auguro con tutte le forze che porti sfortuna solo a lui e salvi il nostro popolo.