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Gianfranco Fini, presidente della Camera, dal palco del congresso fondativo del Popolo della Libertà ha affermato che la legge sul fine vita approvata dal Senato non è laica, bensì configura uno Stato etico che obbliga i suoi cittadini ad assolvere precetti. Mi chiedo cosa ci sarebbe di laico nell'imporre ai medici, o nel permettere ai medici, di porre fine alla vita dei pazienti. Mi pare che lo Stato etico sia quello che impone ai medici - i quali hanno per missione e vocazione quella di soccorrere le nostre vite per custodire quell'unicità personale di cui ciascuno di noi è l'incarnazione - di assecondare la volontà suicida di alcuni pazienti. Mi chiedo se non è Stato etico trasformare ciascuno di noi cittadini in boia dei propri simili, ancorchè consenzienti. Perché una legge in qualsiasi misura eutanasica significa proprio questo: che ciascuno di noi, in quanto cittadino della repubblica democratica in cui tale legge entra in vigore, partecipa alla soppressione di vite che quella legge comporta.
Certo, il "problema Fini" non si è manifestato l'altro ieri. Da un paio di anni almeno l'ex segretario del Msi si è ritagliato il ruolo di spina nel fianco dell'alleato-leader Berlusconi. Tutte le posizioni che assume sembrano pensate apposta per disegnare i contorni di un prodotto politico alternativo a quello dell'attuale presidente del Consiglio come pure a quello della Lega Nord. E siccome il "centro" e la "destra" del centro-destra appaiono già occupati da Berlusconi e dalla Lega, ecco che Fini si colloca a "sinistra", con particolare attenzione e insistenza nel prendere posizioni che possano dispiacere alla Chiesa cattolica e piacere a laicisti e libertini. I critici più feroci di Fini sostengono che l'ex capo di An si è collocato alla sinistra del centro-destra semplicemente perché era l'unica posizione non ancora occupata e sfruttabile per una lotta di leadership. Per questa ragione l'uomo che dieci anni fa considerava Mussolini il più grande statista del secolo e voleva escludere gli omosessuali dall'insegnamento nelle scuole elementari sarebbe diventato un politico favorevole alla selezione degli embrioni in caso di fecondazione assistita e pronto ad accusare la Chiesa di antisemitismo storico (record del mondo della spudoratezza!). Personalmente sarei più generoso e contemporaneamente più duro col presidente della Camera: più che un politico cinico, Gianfranco Fini è una vittima della morte delle ideologie. Con la fine della Seconda Guerra mondiale prima e la caduta del Muro di Berlino poi, è svanita la pretesa delle grandi ideologie totalitarie del XX secolo di rifare il mondo. I neo-fascisti sono rimasti orfani tanto quanto i comunisti. Orfani di un'appartenenza tanto fasulla quanto totalizzante. Nel vuoto di riferimenti, è inevitabile che tutti costoro non trovino altra possibilità che conformarsi al pensiero dominante. Che oggi vive della fede nelle capacità taumaturgiche della tecnoscienza. Oggi la fede nella palingenesi del mondo non si appunta più sulla politica, ma sulla tecnologia. Laddove poi la superiorità dell'uomo sulla morte non può ancora essere affermata per via tecnologica, la si propone in forma simbolica: l'eutanasia e il suicidio assistito affermano simbolicamente la signorìa dell'uomo sulla morte. Insomma, Fini è semplicemente passato alla forma più aggiornata dell'ideologia, dopo che è morta quella vecchia. L'unica differenza è che prima difendeva posizioni controcorrente con brillante dialettica, oggi invece appare appiattito sul pensiero dominante come un qualunque piacione. E anche la sua dialettica ne risente.
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