|

Silvio Berlusconi Chiediamo per lui un incontro vivo con Cristo Via, Verità e Vita. Le modalità sono lasciate alla libertà di ciascuno; noi ci permettiamo di suggerire la meditazione e la preghiera giornaliera del Prologo del Vangelo di Giovanni. In quanto Presidente del Consiglio perché responsabile dell’informazione pubblica, in quanto imprenditore perché proprietario – lui o chi per lui – di televisioni commerciali, in quanto uomo perché chiamato anch’egli alla ricerca e alla comunicazione della verità. Preghiamo perché laddove abbondano il potere e il denaro sovrabbondino, allo stesso tempo, la grazia e l’umiltà del farsi servi per un paese che non cerca padroni ma guide. Lo Spirito Santo lo esorti a spingere le forze politiche a rivedere i canoni attraverso i quali le leggi di mercato, spesso considerate unico parametro di valutazione, hanno portato l’ Italia, nelle sue televisioni pubbliche e private, a produrre in questi ultimi 15 anni informazione faziosa e scorretta, spettacoli di dubbia moralità, di scarsa professionalità e di pessimo gusto, verità annacquate e soggette al relativismo “assoluto” e dilagante; segno di un liberalismo che non libera ma piuttosto imprigiona l’uomo. La speranza, che vorrebbe divenire certezza, è che si ricominci ad usare dei doni di Dio per il bene di tutti: uomo compreso, dal suo concepimento al suo tramonto.
La Verità e la Comunicazione E’ necessario partire dall’idea che “la comunicazione umana è la conditio sine qua non della vita umana e dell’ordinamento sociale”. Tradotto in altri termini, significa che la comunicazione è una necessità alla quale l’individuo non può sottrarsi. Tale presupposto nasce dall’assunto che la comunicazione è un comportamento ed è quindi impossibile per un individuo “non comportarsi”. Va da sé che ogni comportamento è anche una comunicazione.
Sono tre i settori relativi alla comunicazione umana: in relazione alla trasmissione dell’informazione (sintassi), al significato della medesima (semantica) e al comportamento come comunicazione (pragmatica). Il terzo, quello della pragmatica, è l’aspetto più importante in quanto aspetto metacomunicativo che qualifica gli altri due perché è finalizzato allo stabilirsi di una relazione; è, per così dire, l’aspetto procedurale che dà senso alle informazioni e ai significati. Senza il traguardo dello stabilirsi di una relazione ogni comunicazione risulta inutile in quanto inefficace. Altresì la comunicazione dev’essere supportata da un “valore”, cioè da qualcosa che “vale” ed è prezioso per l’uomo ai fini della Verità di se stesso, sia come soggetto personale che come soggetto comunitario. Ci dice la Chiesa nell’Inter Mirifica: “La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l'uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina; anzi, il suo cuore di madre è addolorato per i danni che molto sovente il loro cattivo uso ha provocato all'umanità.” I mezzi di comunicazione sociale mossi dunque dal solo bisogno comunicativo e non valoriale tradiscono la “sintassi” e la “semantica” e stravolgono un progetto “meta-comunicativo”. In sostanza rischiano di creare un ponte, tra gli uomini ed il loro destino, che è interrotto o costruito a metà. Anche la lettera apostolica “Il Rapido Sviluppo” ci segnala che: “I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali. Si tratta di un problema complesso, poiché tale cultura, prima ancora che dai contenuti, nasce dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con tecniche e linguaggi inediti.” La visione liberale della comunicazione mass-mediale parte da un assunto che solo pallidamente ha l’uomo come centro dell’esistenza e della verità di sé. Il problema si è già posto nei confronti della Sacra Scrittura, comunicazione per eccellenza, ci ricorda infatti la Pontificia Commissione Biblica: “la visione liberale è coerente nell'affermare che non può esistere nessuna decisione sulla verità di un insegnamento, che perciò ogni insegnamento ha qualcosa di vero e che quindi nella Chiesa devono essere ammessi tutti gli insegnamenti. Ma noi non condividiamo questa visione. Essa nega infatti che Dio abbia veramente preso una decisione in mezzo a noi...".(vd Il rapporto fra Magistero della Chiesa ed esegesi) Quanto detto per l’esegesi liberale può essere facilmente rapportato alla comunicazione mass-mediale giacché la prima iniziativa comunicativa nel mondo è posta proprio da Dio con la Creazione e poi con la Redenzione. Questa “decisione di Dio in mezzo a noi” rimane il fatto che illumina ogni forma comunicativa e la significa e ri-significa se necessario. Lo ha capito bene il nostro Papa, Giovanni Paolo II che, nei suoi 27 anni di Pontificato, ha curato l’aspetto della relazione col mondo nel migliore dei modi possibili: attraverso l’esempio di una vita “spesa per” l’altro, in un continuo cammino di comunione reale e di condivisione di spazi e di tempo. Quei suoi meravigliosi viaggi in 104 paesi diversi, la sua capacità di muovere e commuovere folle indirizzandole verso il bene e la verità, sono la più grande eredità del più grande comunicatore che a memoria d’uomo si ricordi e che ha capito che, come il momento richiedeva, le televisioni, la tecnologia dell’informazione, la rete di internet, andavano utilizzate per riportare l’uomo alla sua innocenza, attraverso un’informazione leale e sempre inserita nel coraggioso contesto della verità. Oggi in Italia, come in altre parti del mondo, rimane il suo fulgido esempio ma l’angoscia di queste ore ci proietta, nei momenti di debolezza, verso la paura che, spentasi questa voce chiara, tuonante, assetata di verità e determinata nel bene, riprendano il sopravvento le chiacchiere da salotto, i talk show delle vanità, la menzogna dei reality show. Resta la paura che un popolo che oggi piange il suo Papa torni domani ad essere distratto da quel falò delle vanità che è oggi la televisione italiana, la carta stampata assoggettata agli interessi dei pochi che si contendono il potere in questi giorni a suon di maldicenze, di calunnie e di strumentalizzazioni del vero, dimentichi che “nessun potere avresti se non ti fosse dato dall’alto”. Il potere è una grande responsabilità, perché è a servizio degli altri. Avere in mano gli strumenti per la comunicazione, significa essere investiti di questo servizio. Ogni televisione, pubblica o privata, deve avere come priorità non la logica di mercato, l’ansia del primato dell’audience a tutti i costi, ma l’idea che l’uomo ha fame e sete di verità e di essa deve essere nutrito. L’uomo non ambisce al cassonetto e la spazzatura non ha nulla a che fare con la verità. Litigi tra coppie “fasulle”, interminabili disquisizioni estetiche, improbabili ricette della nonna, adolescenti avviati al mondo della sessualità dai consigli di chi del sesso fa merce, non servono alla nostra società, specie a quella occidentale, che è invece alla ricerca di una innocenza che sembra aver perduto, sommersa com’è da violenza verbale, spudoratezza e ostentazione del “brutto”. Una sorta di adorazione isterica, legittimata da un canone e da un telecomando, che distrae l’uomo dal suo quid così unico e così prezioso e lo obnubila verso lo smarrimento della Verità di sé e lo distrae dall’altro e da Dio. Anche a noi, fissi davanti ad uno schermo, Dio ci chiederà: “Dov’è tuo fratello?” (Gn. 4,9)… che significa anche “dove sei tu?”(Gn. 3,9). Paolo Aragona www.paoloaragona.com |