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On. Marco Pannella Chiediamo per lui una profonda conversione al vangelo ed un incontro vivificante con Cristo, Signore della vita sin dal concepimento. Le modalità sono lasciate alla libertà di ciascuno; noi ci permettiamo di suggerire la meditazione e la preghiera giornaliera del capitolo 1 del Vangelo di Luca. Scrive Angelo Panebianco a proposito dei radicali sul Corriere dell’8 febbraio scorso: “ I radicali possono far perdere voti ma anche farne guadagnare. Hanno un blasone temuto e ambito. Proprio di chi, nella sua ormai lunga storia, ha dato lezioni di libertà a tanti senza mai bisogno di prenderne da nessuno.” Indubbiamente di loro e del loro leader Marco Pannella si può dire tutto ma non che non vivano intensamente l’ansia della libertà. Il problema è però duplice: innanzitutto il fatto che vivano questo “progetto” libertario con eccessiva ansia ed un impianto pedagogico contraddittorio spesso non giova alla limpidezza delle loro battaglie, sia nel merito che nel metodo. Oggi, nel caso specifico della loro battaglia referendaria per l’abolizione della legge 40 sulla procreazione assistita e le questioni di bioetica, appare chiaro il paradosso tra i radicali che vogliono l’aborto e gli stessi radicali che vogliono gli embrioni in provetta quando è risaputo che la prima causa di sterilità permanente sono gli aborti ripetuti oltre agli anticoncezionali endouterini. In seconda istanza non sempre è chiaro quale sia il concetto radicale di libertà: perché se essa è fondata nell’individuo non si vede come sia possibile sacrificare la libertà di uno per garantire quella dell’altro. A parte queste sostanziali contraddizioni di non piccola difficoltà etica vogliamo pensare che Pannella e compagni agiscano nella convinzione che dalla loro battaglia ne venga un bene per tutti. Ciò nonostante noi siamo però fermamente convinti del contrario: la buona fede non basta! Se i radicali vincessero il referendum si porrebbero le basi per un’infinità di abusi nei confronti della stessa libertà individuale che, paradossalmente, vorrebbero garantire. Abusi già resi evidenti dalle precedenti sollecitazioni referendarie da loro caldeggiate nel settore della vita umana e della famiglia. E’ per questo che vogliamo pregare perché il Signore faccia chiaro nel cuore di ciascuno che non si può sperare nella libertà se prima di tutto non si è preso coscienza della verità (Gv. 8,32) che, sola, ne può essere il fondamento. Questa Verità, che lo si riconosca esplicitamente o implicitamente, è una persona: Gesù Cristo. (Gv. 14,5) In Lui e per Lui, che lo si riconosca o no, che si sia credenti o uomini di “buona volontà”, si misura ogni scelta dell’uomo in tutto il suo esistente.

Possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che questa è un’epoca nella quale il relativismo come scelta di fondo ha procurato non poche incertezze nella capacità della nostra società occidentale di avere idee chiare e di fare scelte lungimiranti. Anche se la scienza non ha perso il vezzo di considerare se stessa l’unica via percorribile per arrivare il più lontano possibile, è ormai da alcuni decenni che ci si è resi conto che, per quanto lontano si possa arrivare, l’infinito non sarà mai alla nostra portata. Il delirio di onnipotenza che dunque aveva pervaso l’umanità da Newton in poi è diventato semplicemente una sfida, una sorta di provocazione verso quel Dio che non si vuole riconoscere ed accettare come unica risposta alla sete d’infinito. Eppure S.Agostino ci aveva messo in guardia già sedici secoli fa: “il nostro cuore sarà inquieto fino a quando non riposerà in te”. Da questo ibrido di sicura incertezza e presuntuoso, nonché pretestuoso, scetticismo di massa non poteva restare immune il popolo dei credenti che, in un misto tra la fedele adesione al magistero e, allo stesso tempo, la supina e passiva accondiscendenza ai venti delle tre “s” (sesso, soldi e salute), cerca una strada senza ricordare che ce n’è una che già è stata tracciata duemila anni fa dallo stesso Dio nel quale si afferma di credere. Si chiama “la via della croce” e la sua mèta, unica e per niente relativa, è la gioia infinita ed eterna della Resurrezione. Niente di nuovo, dunque, che il popolo di Cristo si trovi oggi a percorrere una strada tutta in salita, nell’oscuramento dei media e tra gli “sberleffi” dei cosiddetti “vincenti”. La storia della Chiesa insegna che laddove sovrabbonda il peccato sovrabbonda anche la grazia; ne sono testimonianza diretta quegli uomini, i nostri santi, che hanno percorso in totale solitudine e in perfetta sintonia con la via crucis il loro cammino verso la “perfezione”. Dio cerca proprio il nostro vuoto perché dalla nostra miseria si evinca che solo Lui è garanzia di eternità. In questo contesto trova posto la preghiera, perché essa altro non è che un mettersi in ginocchio, con le mani protese e vuote, nel silenzio assoluto della nostra anima, in attesa che arrivi il dono e che il silenzio si faccia canto. Pregare allora diventa un atteggiamento esistenziale di attesa e di fiducia nello Spirito che soffia come, dove e quando vuole. Questo sito vuole perciò essere lo spazio dell’attesa fiduciosa dove riunirsi virtualmente e spiritualmente con la certezza che i miracoli più grandi Dio li concede soprattutto al cuore dell’uomo e al di là di ogni ragionevole aspettativa. Creare uno spazio per pregare insieme per i nostri governanti e per chi ha la responsabilità della politica è un dovere della carità e una necessità della speranza. Non si può infatti immaginare un Dio che faccia distinzioni tra i buoni e i cattivi e che dedichi il suo tempo a coccolare i primi e a punire i secondi. Il Buon Pastore di cui Gesù ci ha parlato fa esattamente il contrario. Così come il padre del figliol prodigo e lo stesso Cristo con Maddalena e Matteo. Noi speriamo di diventare tanti, con la consapevolezza però che è sufficiente essere in due e nel suo nome perché Cristo sia presente (Mt. 18,20). Ed essere riuniti nel suo nome ha il sapore dell’umiltà, quell’umiltà che deve renderci pienamente consapevoli che nessuno è migliore di colui per cui prega. Siamo tutti nella via di Damasco e a tutti, e a ciascuno, Cristo dice, prima o poi, “perché mi perseguiti?”. Un “perché” che nasce dalla reale persecuzione che facciamo a Lui non riconoscendolo Signore della Storia e della nostra storia; Un “perché” che nasce dalla quotidiana non riconoscenza del suo volto nei volti, femminili e maschili, che ci sono attorno, vicinissimi e lontani; un “perché” che sgorga dal cuore di Cristo per il Suo amore alla Chiesa che, per quanto fatta di luci ed ombre, è la bellissima Sua sposa e testimone di ciò che Lui ci ha donato… e quindi da ascoltare. Solo chi “ascolta” si salverà. Paolo Aragona www.paoloaragona.com Paul Freeman www.zammerumaskil.com |